"A Civitella Alfedena immerso nel verde del parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise"

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I Lupari

 

Aperto a Civitella Alfedena, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, l'albergo “Al luparo”, arredato con armi e trappole usate un tempo dagli uomini che combattevano la fame cacciando i lupi.
Rivivono le atmosfere di una tradizione ormai dimenticata.
I Lupari d'Abruzzo I lupari, come i lupi, avevano un grande nemico: la fame. E come i lupi dovevano muoversi in silenzio, con astuzia, in condizioni ambientali proibitive.

E quando ne uccidevano uno, evento comunque sempre raro, caricavano la carcassa su un carro e la portavano in ogni paese, contrada o casolare di quello che oggi è il Parco Nazionale d'Abruzzo. E gli abitanti, per premiarlo di avere ucciso un animale che insidiava le loro pecore, regalavano a quell'uomo quanto potevano. Vino, caciotte, pane, olio e quant'altro. Con quei doni il luparo sfamava,finché ce n'era, se stesso e la famiglia, sempre numerosa. Non solo, un altro aiuto per tirare a campare erano i premi erogati dalle autorità. Nel 1887, per esempio, si pagavano da 15 lire per un lupacchiotto a 50 lire per una lupa gravida. Cifre non da poco per quella gente. La storia dei lupari fu descritta efficacemente anche nel film “Uomini e lupi” (1956) con Yves Montand, Silvana Mangano e Pedro Almendariz. Il film fu girato proprio in questa zona. Lupo e luparo erano in pratica molto simili, agivano nello stesso ambiente e soprattutto in inverno, perché l'uomo cacciava l'animale in quel periodo poiché la sua pelliccia valeva di più. L'uomo doveva pensare come un lupo per averne ragione, condividerne le sensazioni, conoscerlo profondamente e persino rispettarlo. E l'animale, tanto elusivo da non essere visto oggi neppure dai guardiaparco, doveva essere attirato dal luparo con un'esca oppure imitandone il lamentoso ululato fino a farlo avvicinare incuriosito, fino allo sparo risolutore. E se questo non funzionava, si usavano fosse ricoperte di rami, lacci o tagliole. E proprio questo materiale, quasi introvabile oggi, arrederà l'albergo “Al luparo” di Civitella Alfedena, nel cui ristorante si potranno gustare le pietanze tipiche di quei luoghi e di quei tempi. Pasta alla chitarra, caciotte, ricotta, carne di pecora, timballi.  Oggi i lupi sono giustamente protetti e i lupari hanno quindi cessato di esistere. Ma il loro ricordo fa parte di un'epoca e deve rimanere come memoria storica di quei luoghi. Non per nulla Civitella Alfedena è, fra i Comuni del Parco Nazionale d'Abruzzo, quello che più mantiene il contatto con il lupo e il suo mondo. Qui ha sede l'Area faunistica del lupo, realizzata con la collaborazione del WWF all'inizio degli anni Settanta, con alcuni esemplari in semilibertà  avvezzi alla presenza umana e facili da fotografare quando appaiono tra gli alberi con il loro caratteristico passo che sembra non toccare terra, tanto è agile e sciolto. Nei pressi si trova il Museo del lupo, la cui visita permette di conoscere la storia dei suoi rapporti con l'uomo quand'era visto come un nemico e veniva cacciato fino quasi all'estinzione. E intorno svettano le aspre cime del monte Petroso e della Camosciara, sorge il lago di Barrea, si perpetuano i boschi in cui vivono numerosi non solo i lupi, ma anche orsi, cervi, linci, cinghiali e aquile e tutta una fauna altrove introvabile. L'albergo ristorante “Al luparo” non è una grande struttura, anzi è dotato di appena dieci stanze, ma l'atmosfera è familiare, il cibo genuino, e i racconti che si sentono davanti a un bicchiere di vino sono veritieri. Qui il passato è presente.